Siete pronti a rivalutare l’ameba?

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Gianrenzo Orbassano 24/04/2023
Updated 2023/09/17 at 8:42 PM
5 Minuti per la lettura

Chissà quante volte abbiamo associato l’ameba a qualcosa di negativo. Lo abbiamo usato anche in termini dispregiativi, come un’offesa: “Sei un’ameba!“. Effettivamente si dice “ameba” chi non mostra personalità, iniziativa, passioni. Metafore curiose, scaturite però da un orizzonte un po’ ristretto, scolastico, in cui l’ameba desta una curiosità irrisoria e viene considerata solo nella sua mollezza.

Cos’è l’ameba?

Le amebe sono organismi unicellulari che si muovono strisciando sul substrato, utilizzando pseudopodi, e si nutrono per fagocitosi o pinocitosi. Una delle caratteristiche più particolari è che l’ameba riesce a mutare continuamente forma a causa del loro citoplasma privo di scheletro.

L’ameba ha possiede 3 componenti principali: il citoplasma, lo strato plasmatico e il nucleo. Il citoplasma può essere separato in 2 strati: l’ectoplasma esterno e l’endoplasma interno. Lo strato di plasma è uno strato estremamente fragile, a due strati, costituito da proteine e lipidi. Le amebe sono visibili ovunque e sono comuni nel suolo e nei corpi idrici come laghi e corsi d’acqua. Questi organismi rappresentano, infatti, componenti essenziali degli ecosistemi acquatici e terrestri e svolgono un ruolo fondamentale nella dinamica delle comunità microbiche, nel ciclo dei nutrienti e nel flusso di energia. Certo è che le amebe sono anche una potenziale minaccia per la salute umana, in quanto alcuni di esse sono patogeni o addirittura letali per l’uomo.

Ameba ed essere umano

Ma cosa possiamo scoprire se mettessimo in relazione l’ameba con i comportamenti psichici di noi esseri umani? Noi esseri umani siamo animali e abbiamo una struttura, una concatenazione di cause-effetto che è la nostra storia. Dentro la struttura stessa dell’animale c’è dentro il principio naturale di portarla a compimento. Questo vale anche per gli esseri umani. Dovremmo iniziare a capire che tutto quello che succede in natura nasce da una saggezza credibile, proprio perché nasce da una relazione costante di prove ed errori. La struttura è coerente alla funzione. Purtroppo noi esseri umani abbiamo stoppato questo processo. In noi si è sviluppato un pensiero, un pensiero che è diventato linguaggio: questa è la base che ci contraddistingue dagli animali.

Gli animali hanno anch’essi un pensiero, ma implicito. L’ameba, in questo caso, ha un tipo di intelligenza che l’uomo sta rischiando di perdere: quella di assecondare ciò che ci fa bene. Da questa semplice constatazione, se non operata, possiamo arrivare a trarre conseguenze infinite e tutte spiacevoli per la nostra psiche. Ma l’uomo è attratto non per natura, ma per costrutti e per convenzioni sociali tossiche che lo hanno abituato a ciò che può fargli del male. Quando nell’ambiente esterno vi è uno stimolo negativo (o percepito come tale) molto forte o reiterato e viene percepito come piacevole, esso genera fiducia, apertura, sorriso. D’altra parte, se questo stimolo è percepito come spiacevole, doloroso, freddo, buio, stretto o minaccioso, esso genera chiusura, contrazione, diffidenza, sfiducia, fuga, ostilità. Fin qui, tutto nella logica. Giusto? Peccato che questa semplice legge venga regolarmente disonorata.

Reich e l’ameba

Come funziona l’ameba, invece, di fronte questi stimoli? Wilhem Reich, descrisse il processo in modo efficace partendo dall’analisi di funzionamento dell’essere vivente più semplice: la cellula o ameba. Se l’ameba è posta in un liquido tiepido, confortevole e nutriente si espande e nel tempo si riproduce. Se nel liquido viene posto uno stimolo ostile (per esempio acqua fredda, scossa elettrica) l’ameba si contrae e poi torna a espandersi quando lo stimolo che induce sofferenza cessa. Se la sollecitazione negativa sarà persistente, continua, prolungata e non alternata a stimoli piacevoli, l’ameba rimarrà contratta fino a irrigidirsi per poi morire. Reich ne deduce che il movimento della “bioenergia” nel plasma dell’ameba sia funzionalmente identico al movimento del plasma in tutti gli esseri viventi (biosistemi più complessi) e che sia un reale movimento energetico-espressivo del plasma. Egli chiama questo movimento “linguaggio espressivo del vivente”.

Rivalutiamo l’intelligenza dell’ameba

Arrivati a capire questo aspetto fondamentale, l’ameba, da essere considerato inutile o comunque privo di interesse, ci potrebbe insegnare tanto fino a guardarci con aria di superiorità. Il nostro funzionamento psichico ci induce ad andare verso situazioni a noi deleterie, anziché abbracciare ciò che potrebbe darci piacere. Parlando terra terra, rivalutare l’ameba sotto questo punto di vista potrebbe farci comprendere il nostro funzionamento rispetto alle situazioni esterne. Soprattutto, l’ameba ci insegna questo semplice indirizzo con naturalezza stupefacente.

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