Lo Stadio del Nuoto a Caserta non riapre: un‘altra stagione senza corsi, il silenzio della Provincia pesa su atleti, famiglie e disabili. L’impianto di via Laviano è chiuso da aprile 2025. Mancano il certificato antincendio e i lavori di adeguamento necessari, dell’ammontare di diversi milioni di euro.
Qual è la situazione attuale?
A Caserta il silenzio che arriva da Palazzo Provincia vale più di qualsiasi comunicato. Perché mentre l’estate volge al termine e le famiglie si preparano al ritorno a scuola, c’è una domanda che resta drammaticamente senza risposta: lo Stadio del Nuoto riaprirà? La risposta, ancora una volta, è: non ancora. L’impianto di via Laviano, fiore all’occhiello dello sport casertano, resterà chiuso anche a settembre, proseguendo un lungo calvario iniziato ad aprile 2025 e destinato a protrarsi, con ogni probabilità, per l’intera stagione sportiva.
Un’altra stagione senza corsi, dunque. Un altro anno di porte sbarrate per migliaia di famiglie, atleti e associazioni che in quella vasca avevano costruito non solo una routine sportiva, ma un pezzo importante della propria vita.
Un gioiello inaugurato negli anni ’90 e oggi inaccessibile
Per capire cosa rappresenti lo Stadio del Nuoto per Caserta basta riavvolgere il nastro fino agli inizi degli anni ’90. L’inaugurazione fu un evento di rilievo nazionale: una partita amichevole di pallanuoto tra il Settebello azzurro guidato da Ratko Rudic e la Jugoslavia.
Da allora, generazioni di nuotatori, pallanuotisti e semplici appassionati hanno calcato quelle corsie. Oggi, però, quei fasti appartengono a un passato che sembra irripetibile. La struttura, di proprietà della Provincia di Caserta, è priva del certificato antincendio e necessita di interventi di adeguamento importanti, il cui costo si misura in diversi milioni di euro.
Il nodo dei fondi e il protocollo arenato con la FIN
Sul fronte economico, la coperta è corta e le risposte latitano. A gennaio di quest’anno, l’ente guidato da Anacleto Colombiano aveva siglato un protocollo di collaborazione con la Federazione Italiana Nuoto. Un’intesa che avrebbe dovuto garantire alla Provincia una consulenza specialistica gratuita nella fase di progettazione, per rendere l’impianto pienamente conforme ai requisiti tecnici della FIN, del CONI e alle normative vigenti.
Tutti gli oneri professionali e gli adempimenti connessi restavano, però, a carico dell’ente proprietario. A distanza di mesi, il progetto tanto atteso continua a non esistere.
L’impatto sui più fragili
Il declino dell’impianto non è solo una questione sportiva. È una ferita che colpisce i più fragili. I ragazzi con disturbo dello spettro autistico che seguivano corsi con istruttori formati si trovano oggi costretti a migrare verso strutture fuori Caserta, più piccole e affollate.
Un vero e proprio esodo che avrebbe prodotto una regressione clinico-comportamentale nei minori a seguito dell’interruzione delle attività. A complicare il quadro c’è un dato drammatico: a Caserta è chiusa da cinque anni anche la piscina comunale, lasciando la città praticamente orfana di impianti natatori accessibili.
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Voucher regionali inutilizzabili e atleti in fuga
A pagare il prezzo più alto sono le famiglie economicamente più disagiate. Molte di esse, sperando in una riapertura dello Stadio del Nuoto, hanno attivato i voucher della Regione Campania per permettere ai figli, spesso con disabilità, di frequentare i corsi di nuoto. Quei buoni, però, restano inutilizzabili: non c’è una struttura in cui spenderli.
Parallelamente, il tessuto agonistico si sgretola. Atleti di livello internazionale, che avevano scelto Caserta per crescere e diventare campioni, sono costretti ad allenamenti itineranti e a piscine non olimpioniche, lontane chilometri da casa. Qualcuno, nonostante i disagi, è riuscito comunque a emergere. Ma quante promesse sono andate perdute?
La migrazione sportiva forzata, la regressione dei minori disabili, i voucher inutilizzati e il silenzio della Provincia compongono un quadro desolante.
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